N° 33

 

OBIETTIVI

 

(PARTE TERZA)

 

 

SOTTO MIRA

 

 

Di Carlo Monni

 

 

1,

 

 

            Non è cosa di tutti i giorni vedere una navicella con le insegne dell’A.I.M. atterrare sull’ampio ponte dell’Eliveicolo dello S.H.I.E.L.D. e farlo, per giunta, di propria volontà, sia pure scortata da due velivoli di quella stessa famosa agenzia internazionale. Naturalmente la cosa ha una sua logica, se si pensa che quando il portello della suddetta navicella si apre chi già non lo sapeva scopre che a pilotarla sei tu: Capitan America, Sentinella della Libertà ecc. ecc.

            Ad accoglierti ci sono due pezzi grossi: Dum Dum Dugan, Vice Direttore Esecutivo anziano e G.W. Bridge, Direttore per gli Stati Uniti.

-Bentornato ragazzo.- lo apostrofa Dum Dum. -È bello rivederti. Ormai ti stavamo dando per spacciato, sai?-

-Una notizia alquanto prematura ed esagerata, signore.- rispondi tu con un accenno di sorriso.

-Bene, bene. Dopo ci racconterai tutti i particolari del tuo incontro con quei disperati dell’A.I.M. Ora rilassiamoci e facciamoci un paio di birre, che ne dici?-

            Cerchi di non barcollare dopo l’amichevole pacca sulla schiena che quello che Nick Fury chiama amichevolmente “Vecchio Tricheco” ti assesta ridendo e rispondi:

-Veramente, signore… non bevo… molto.-

-Davvero? Incredibile. E non chiamarmi signore, mi fai sentire come uno di quegli ufficiali che mi davano tanto sui nervi quando ero solo un caporale degli Howling Commandos. Ah che bei tempi quelli: meno politica e più botte!-

-Uhm… va bene sig… Dum Dum. Potrei sapere se ci sono notizie del mio scudo? L’ho perso quando sono stato catturato.-

-Il tuo scudo. Oh beh… vuoi dirglielo tu, George, per favore?-

            Bridge gli lancia un’occhiataccia e poi risponde:

-Avevamo noi il tuo scudo, ma per ordine di Nick Fury l’abbiamo consegnato ad una ragazza col costume simile al tuo che si fa chiamare American Dream. Fury ha detto che lei sarebbe stata in grado di riconsegnartelo, oppure, se tu non fossi tornato, sarebbe stato giusto che finisse in mano sua. Ha senso per te?-

-Uhm, può darsi.- rispondi mentre rifletti sul fatto che, per quanto ne sai, c’è solo una persona che si metterebbe un costume simile al tuo… o forse due -Aveva i capelli biondi, per caso?- chiedi trattenendo il fiato in attesa della risposta.

-Si.- risponde Bridge –Dunque la conosci?-

            Sospiri e poi rispondi:

-Temo proprio di si.-

 

            Palazzo dei Vendicatori, meno di un’ora dopo. La ragazza veste effettivamente una versione del costume di Capitan America. Le differenze più marcate sono: una breve scollatura che culmina nella punta superiore della stella sul petto e la maschera che lascia scoperti i capelli ed in cui la A è più ridotta. Il suo nome è, inutile dirlo, American Dream, ma è anche Elizabeth Mace, tua sorella, di questo ne sei assolutamente certo. Quando ti vede entrare nella sala delle riunioni, balza dalla sedia e comincia a dire:

-Je…- si ferma in tempo e quasi si morde la lingua, correggendosi al volo -… Cap! Finalmente sei qui! Lo sapevo che non potevi essere morto.-

-Grazie per la fiducia… ehm… American Dream.- ti rivolgi ai Vendicatori presenti –Scusate, ma… ehm… io e la mia… amica dovremmo parlare in privato.-

            La porta viene  chiusa alle vostre spalle e rimanete tu, Falcon ed American Dream.

-E così l’hai fatto, alla fine.- dici, rompendo il silenzio.

-Non dirmi che ne sei sorpreso fratellino. Sai che non sono mai stata soddisfatta del fatto che papà ti abbia scelto come Capitan America.-

-Ne abbiamo parlato un milione di volte, Liz e sai che se fosse dipeso da me, ti avrei ceduto volentieri il costume.-

-Ma non l’hai fatto, mi pare.-

-Non è così semplice, io…-

            Quello che sentono alle loro spalle è una specie d’incrocio tra un colpo di tosse ed una risatina e proviene da Falcon.

-Fate sempre così voi due? Dev’essere stato uno spettacolo vedervi da bambini.-

            Tu ti metti a ridere.

-Voleva sempre giocare coi miei soldatini.- commenti.

            Anche Lizzie ride:

-Ed ero anche più brava di te negli allenamenti, ammettilo.-

-Non ho nessun problema a farlo: sei sempre stata migliore di me in queste cose e quel costume ti dona, direi.-

            Tua sorella ti abbraccia.

-Ho avuto davvero paura che fossi morto.- ti dice, trattenendo a malapena qualche lacrima.

-Oh beh, lo dovresti sapere che noi Sentinelle della Libertà non siamo poi così facili da uccidere ed abbiamo anche una solida tradizione di ritorno dalla tomba. Ora che sei una di noi, capiterà anche a te di esser data per morta almeno una volta o due.-

-Già, immagino di si.- Lizzie esita, poi ti dice -Questo credo che sia tuo.-

-Lo scudo.- mormori prendendolo in mano e bilanciandolo. In tutto questo tempo sei giunto a considerarlo quasi parte di te, una sorta di estensione del tuo braccio

-Grazie sorellona. Ti è servito?-

-Non l’ho usato molto, ma ho un valido sostituto.- così dicendo aziona lo scudo fotonico installato nel guanto destro.

-Carino,. Commenti –Un regalo del Battaglione V, immagino.-

-Immagina quel che vuoi, fratellino.-

-Stavo pensando: mi chiedo che diranno papà e mamma quando lo sapranno. E non sperare di tenerglielo nascosto, non sono stupidi.-

-E che provino a dire qualcosa. Con tutti i supereroi che abbiamo in famiglia o conosciamo, avrebbero dovuto aspettarselo.-

-Dunque vuoi proprio diventare la nuova spalla di Capitan America?- le dici con un sogghigno.

-Scordatelo fratellino, se c’è qualcuno che comanda qui, quella sono io, chiaro?-

-Affari di famiglia, bah.- commenta sarcasticamente Falcon.

 

            Da un’altra parte, nel solito, obbligatorio, luogo segreto. Lo Scienziato Supremo dell’A.I.M. esamina dei dati che scorrono sullo schermo di un computer e di tanto in tanto interviene per correggerne qualcuno. La perdita di quel rifugio ad opera di Capitan America è stato un incidente di minor conto e non avrà la minima importanza, se il resto dell’esperimento riesce.

            L’uomo si toglie lo scomodo elmetto e fa un lungo sospiro. Lo ammette: ha giocato d’azzardo, ma è tutto per amore della scienza e del potere. Sogghigna. Non abbiamo ancora finito io e te, Capitan America, pensa, non abbiamo proprio finito.

 

 

2.

 

 

            Il volto di Anna Kapplebaum esprime decisamente sollievo quando vede Jeff Mace salire  le scale che portano al suo appartamento.

-Benedetto ragazzo!- esclama –Ci hai fatto stare tutti in pensiero. Quando abbiamo saputo che eri al molo con quell’altra giornalista quando c’è stata quell’esplosione o quel che altro era e poi nessuno aveva tue notizie.-

-Mi spiace Mrs. Kapplebaum… Anna... ma… beh ecco sono stato portato a Boston dai miei e ci sono rimasto finché non mi sono ripreso, stamani. Non volevo allarmare nessuno, però.-

-Uhm, va bene. Su vieni. Con quello che hai passato, una fetta di torta di mele ti farà davvero bene.-

-Anna, lei è troppo gentile, mi ricorda mia nonna.-

.-Oh, Santo Cielo! Sto davvero diventando vecchia.- Anna ride davanti alla faccia contrita del ragazzo.

 

            Il luogo e il National Maritime Intelligence Center a Suitland, Prince George County, Maryland ed è la sede dell’O.N.I., l’Office of NavaI Intelligence, il servizio segreto della Marina,  ed è anche una delle sedi del M.C.I.A., l’analogo servizio dei Marines. In uno degli uffici stanno sei persone in uniforme. Due sono Contrammiragli della Marina gli altri sono tre Brigadieri Generali, rispettivamente dell’Esercito, dei Marines e dell’Air Force; il sesto porta la divisa e le mostrine di Colonnello dell’Air Force, è il più giovane di tutti e sta in piedi con lo sguardo rivolto oltre l’unica finestra. È chiaramente un’insolita riunione di pezzi grossi della D.I.A.[1] e dei Servizi Segreti delle quattro Armi.

Il più anziano dei presenti ha le insegne di Contrammiraglio Superiore e si rivolge al più giovane:

-E così lei aveva ragione su Clairton, Colonnello.-

-Non è un gran merito, Ammiraglio Nelson.- risponde l’altro -Dopotutto, quando sono arrivati i primi rapporti non era poi così difficile immaginare cosa stesse succedendo.-

-Tuttavia lei ha avuto l’intuizione giusta fin dall’inizio…- replica il Contrammiraglio Henry H. Nelson -… ed anche l’idea di coinvolgere quella ragazza del J.A.G.… il Capitano Mace… ci ha aiutato dopotutto. Sembra una ragazza in gamba, potrebbe farci comodo nell’Agenzia.-

 Un altro ufficiale, con i gradi di Brigadiere Generale dei Marines scuote la testa –In questo caso, la vorremmo noi del M.C.I.A.-

-Credo sia un pò prematuro parlarne, signori… in ogni caso, se dovesse accadere, preferirei occuparmene personalmente.-

 -E perché mai, Colonnello Rossi?- chiede Nelson.

-Questo, signore, preferirei restasse un mio piccolo segreto, se non le spiace.- risponde con un sogghigno il Colonnello Michael Rossi della D.I.A.

 

            New York. Tornata nella sua stanza d’albergo Lizzie Mace si chiede cosa fare adesso. Dopo il suo rapporto sulla faccenda di Clairton in Virginia,[2] rapporto da cui ha omesso ogni collegamento con l’apparizione di American Dream, le hanno concesso una decina di giorni di licenza ed ora che sa che suo fratello è sano e salvo, potrebbe anche lasciare la Grande Mela e dedicarsi a qualcos’altro: magari un salto a Bethesda[3] per vedere come sta Franklin Mills  e poi… chissà?

            Il trillo del telefono cellulare la fa quasi sobbalzare. Ultimamente, ogni volta che ha squillato lei è finita nei guai. Il numero le è familiare, forse stavolta non sono guai.

-Ciao, Martin,  è successo qualcosa?-

            Il Tenente di Marina Martin Luther King Mitchell, un bel giovanotto di colore, è, come lei, un avvocato del Navy J.A.G. e, sempre come lei, è il nipote di un eroe della Seconda Guerra Mondiale. Due coincidenze sono troppe, ha sempre pensato Lizzie, ma non ha mai realmente approfondito la cosa, anche se l’idea che qualcuno stia giocando con le loro vite le dà davvero fastidio.

<<No, tranquilla, Liz, non c’è nulla che interrompa la tua bella vacanza. Mi chiedevo solo… ecco, sto per arrivare a New York per motivi di lavoro ed ho deciso di  trattenermi per il Weekend per, ehm, affari personali. Ecco… mi chiedevo se… insomma, se ti va di cenare insieme sempre che tu non abbia altri piani, ovviamente.>>

            Un invito? Beh, perché no? Martin è sempre stato un buon compagno e sa il cielo se lei non abbia bisogno di una serata di svago.

-D’accordo.- risponde –Ti va bene alle otto?-

<<Mi va benissimo. Sarò al tuo albergo puntualissimo alle venti zero zero.>> risponde lui, usando il gergo militare per l’ora.

            Dopo aver preso gli ultimi accordi, Lizzie si sdraia sul letto. Cosa fare fino alle otto? Forse un bel giretto nei panni di American Dream? Uhm, idea niente male.

 

 

3.

 

 

          Nei panni di Capitan America hai imparato a non farti spaventare da nulla, o almeno, a dominare la paura, ma, ammettiamolo, come Jeff Mace ti senti decisamente cogliere dalla timidezza mentre, con in mano un mazzo di fiori che secondo te ti fa sembrare un po’ stupido, ti avvicini alla camera di Joy Mercado all’ospedale. Joy è rimasta ferita nello stesso evento durante il quale tu sei stato rapito dall’A.I.M.[4]. i suoi occhi sono stati abbagliati da una luce intensissima e lei è rimasta cieca. Temporaneamente hanno detto i dottori, anche se non hanno osato sbilanciarsi su quanto tempo ci vorrà perché lei torni a vedere e se il recupero sarà totale. Uhm, se hai capito bene le indicazioni, ora devi svoltare  a destra. Quest’ospedale sembra un labirinto e per giunta l’aria condizionata non deve funzionare bene, fa un caldo infernale qui dentro o è una tua impressione?

Finalmente  la vedi: seduta su una sedia a rotelle, gli occhi protetti da occhiali neri.

-Joy!- chiami.

            Lei istintivamente volge la testa verso la direzione della tua voce con un’espressione perplessa, infine parla:

-Jeff? Jeff Mace, sei tu?

-Si, sono proprio io.- rispondi.

-Brutto figlio di una…. Ma hai idea di quanto io… noi tutti eravamo preoccupati per te in questi giorni? Dov’eri sparito?-

            La solita bugia sull’essere rimasto in stato di semi incoscienza accudito a casa dei tuoi genitori. Puoi vedere l’ombra del dubbio sul viso di Joy, ma non c’è motivo per cui non debba accettare la tua storia ed alla fine lo fa. Vi mettete a chiacchierare.

-Sto aspettando che l’infermiera torni con le carte per la dimissione.- dice lei -Lo stupido regolamento dell’ospedale impone che debba muovermi in sedia a rotelle sino all’ingresso.-

-Ma cosa intendi fare?- le chiedi –Come pensi di cavartela? Voglio dire…-

-Ce la farò in qualche modo. Ho sempre saputo badare a me stessa e non smetterò certo adesso.-

-Almeno lascia che ti accompagni a casa.-

-Non dirmi che ti sei comprato un’auto…-

-No, ma so chiamare un taxi in maniera eccellente.-

Joy ride e tu ridi con lei e ti senti davvero bene. Se solo ci fosse meno caldo…

 

            Sarah Casper entra nell’ufficio di suo fratello a Harlem e ci trova Sam Wilson che guarda dalla finestra oltre le veneziane appena abbassate.

-Tutto bene Sam?-

            Suo fratello si volta ed abbozza un sorriso.

-Certo che si.- risponde –Stavo solo… riflettendo su… alcune cose.-

            A Sarah non è sfuggita l’ombra che è passata sul volto di Sam per brevi istanti. È ancora tormentato dalla faccenda di quella ragazza, Susan Ryker, e lei non può farci niente, teme.

-Volevo presentarti due persone.- gli dice.

            Alle sue spalle entrano un uomo ed una donna: lui è un bianco è un pò sovrappeso, ha un’età indefinibile tra i 50 e i 60,  i capelli bianchi che cominciano a diventare radi, e gli occhiali; lei ha più o meno l’età di Sam, la pelle color nocciola e due profondi occhi dello stesso colore, i capelli sono neri e crespi, ha il viso di chi ne ha vista troppe in vita sua e non si aspetta che le cose migliorino.

-Il Dottor Noah Burstein e la Dottoressa Claire Temple.- annuncia Sarah –Gestiscono un ambulatorio medico a Hell’s Kitchen e desidererebbero parlarti di un loro progetto da sviluppare qui a Harlem.-

            Sam stringe la mano del Dottor Burstein e si chiede perché il suo nome ed il suo volto gli suonino familiari, ha già sentito parlare di lui prima, ma perché? Quanto alla dottoressa Temple, che dire, se non che è davvero una bella donna e che anche il suo nome gli fa squillare un campanello nel cervello? Mah, prima o poi se ne ricorderà.

-Dunque… che posso fare per voi?-chiede, invitandoli a sedere.

            Claire Temple accavalla le gambe e Sam si sorprende ad osservarla, poi ha come l’impressione di ricevere uno sguardo di disapprovazione congiuntamente  da lei e da sua sorella e si costringe a guardarla negli occhi.

-Si tratta di un progetto di ambulatori di pronto soccorso gratuiti per indigenti.- sta spiegando Burstein –Servono finanziamenti e quindi…-

-… li cercate anche dallo Stato, giusto?- lo interrompe Sam -Beh, mi sembra una cosa molto interessante… se volete dirmi di più, io sono pronto ad ascoltarvi.-

 

            Ok, a questo punto, forse state cominciando a pensare di avere sbagliato fan fiction e di trovarvi nel mezzo di una soap opera, beh tranquillizzatevi: questo è sempre un racconto d’azione con supereroi e per dimostrarvelo, torniamo a far visita a due membri del nostro cast che non vedevamo da un pò di tempo.

            Il Maggiore Libertà si sta decisamente stufando della sua situazione di prigioniero di Modok ed è il momento di farci qualcosa. Quei cretini di membri di questo A.I.M. di seconda categoria credono che le manette elettroniche con cui è imprigionato siano sufficienti a trattenerlo, ma è ora di dimostrar loro che si sbagliano.

            Si tratta di aspettare solo che arrivino gli sgherri incaricati di dargli da mangiare e poi agire con decisione. La prima mossa è un calcio che manda uno dei due uomini all’altro capo della stanza, la seconda è più complessa, ma gli riesce ugualmente bene, le ore che ha passato ad addestrarsi una vita fa non sono andate sprecate, pare, lo Zio Sam[5] sarebbe contento di saperlo. Con entrambe le gambe riesce a serrare il collo del secondo sgherro in una morsa di ferro.

-Liberami…- gli intima -… o ti spezzo il collo.-

-Non… non lo faresti mai.- replica l’altro.

-Credi? Se avessi letto la mia scheda, sapresti che nel 1940 ero finito in cella per l’omicidio di un superiore, quindi, che scrupoli vuoi che abbia ad uccidere te?- Il Maggiore Libertà sottolinea le sue parole stringendo ancor più la presa –E non cercare di darmi a bere che non ne sei in grado, ho imparato a riconoscere la chiave elettronica che ti porti dietro.-

-D’accordo, lo farò.-

            Bastano pochi istanti per esser libero, poi il Maggiore Libertà stende il suo avversario con un diretto ben piazzato.

-E ora.- dice soddisfatto –Andiamo a sistemare Modok prima che suonino tutti gli allarmi.-

 

 

4.

 

 

            A vederlo nessuno lo classificherebbe come pericoloso: la testa gigantesca innestata su un corpo minuscolo, le cui gambe non potrebbero mai sostenerne il peso, costretto a muoversi solo grazie ad una speciale sedia a reazione. Non solo appare goffo e sgraziato, ma sostanzialmente ridicolo. Eppure, chiunque facesse simili considerazioni commetterebbe un errore fatale, perché la mente di Modok è dotata di poteri straordinari che lo rendono un’opponente formidabile per chiunque. Eppure, una volta, questa parodia di essere umano si fece prendere di sorpresa e fu ucciso dai membri della Società dei Serpenti chiamati Marasso e Natrice.[6] Ma allora chi è questo Modok? L’originale tornato misteriosamente in vita? Un clone? Un Modok del tutto nuovo costruito a somiglianza dell’originale? Forse solo lui conosce le risposte a queste domande e non ce le darà di certo oggi. In questo momento è impegnato nella sola attività che ha per lui interesse: localizzare il Quartier Generale segreto dello Scienziato Supremo. Credeva di averlo individuato in un molo di New York, ma era solo un’esca a cui per poco non aveva abboccato, ma ora…

            Il rumore dell’allarme lo distrae dalle sue elucubrazioni mentali. Si mette in contatto con i suoi uomini all’esterno:

-Che sta succedendo?-

<<Il prigioniero, signore, è fuggito.>>

-E allora fermatelo, devo pensare a tutto io?-

<<Si signore, si è diretto alla sala comandi e…>>

            Prima che l’agente possa terminare, l’aeronave è scossa da una serie di tremiti, mentre perde stabilità e comincia a perdere anche quota.

-Direi che l’ha raggiunta, stupidi idioti!- ringhia Modok –Fermatelo, branco di buoni a nulla, fermatelo!-

           

            Lizzie Mace ci ha messo un pò per decidere cosa indossare per la serata. Un abito da sera? Forse un pò troppo eccessivo. Qualcosa di meno formale allora? Ma cosa? Uhm Martin ha detto di essere a New York per lavoro? Allora sarà certamente in divisa, quindi, forse… Alla fine la scelta è fatta: la classica divisa, un trucco discreto, ma efficace ed un tocco di profumo, tanto per sottolineare la sua femminilità.

            Martin Mitchell l’aspetta nell’atrio ed indossa anche lui l’uniforme delle grandi occasioni e sorride. Lizzie pensa fra se e se che con quell’alta e dinoccolata figura che si ritrova e la naturale eleganza del portamento le ricorda un pò Denzel Washington e la cosa la turba, anche se non sa dire il perché.

-Sei bellissima.- le dice lui abbracciandola e baciandola sulla guancia che lei ha convenientemente porto.

-Scommetto che lo dici a tutti i capitani.- ribatte lei.

            Martin ride

-Beh, non proprio a tutti, a dire il vero.- risponde –Non ne conosco molti come te.-

-Voglio ben sperarlo. Dove andiamo?-

-Vedrai. Spero che ti piaccia.-

            Il ristorante è piccolo, ma accogliente, cucina italiana, ma di quella vera, non quelle dozzinali imitazioni in cui i camerieri sono convinti che l’espressione “Al dente” si riferisca ad un mafioso compagno di Al Capone. La battuta è di Marty, così preferisce farsi chiamare, e lei ride di gusto, forse troppo. La verità è che si trova davvero bene con lui ed aveva davvero bisogno di una serata come quella

            In seguito finiscono in una birreria irlandese di Hell’s Kitchen e forse lei beve qualche birra di troppo. Parlano di se stessi, dei sogni, delle aspirazioni ed infine, come se fosse predestinato, eccoli a parlare delle rispettive famiglie: del rapporto con i propri familiari, genitori, fratelli, cugini che siano; di cosa vuol dire crescere quando tuo nonno è un famoso supereroe della Seconda guerra Mondiale. Oh, certo il nonno di Marty era solo nei Commandos Minorenni, un gruppo di ragazzini, nulla di paragonabile all’essere la nipote di Capitan America, dice lui. Lizzie si schermisce: dopotutto, né suo nonno, né il suo prozio erano l’originale. Anche lui pensa che non sia un caso che si siano ritrovati insieme. Quel diabolico Aubrey chissà che gli passava per il cervello?

            Alla fine è passata mezzanotte e si ritrovano davanti alla porta della camera di Lizzie. In seguito non sarà ben sicura di com’è accaduto, ma è quasi certa di aver preso lei l’iniziativa. Fatto sta che si baciano e che lei lo fa entrare. Pochi attimi dopo sono nudi sul letto e la natura segue il suo corso. Per Lizzie è la prima volta da tanto, forse troppo tempo e, complice forse qualche birra di troppo, ma forse no, si lascia andare con tutta se stessa. Lui, d’altro canto, è tenero e gentile ed anche esperto, a quanto pare. Si uniscono l’uno all’altra con reciproco abbandono e non c’è altro da dire.

 

            Si dice che quando si vede una stella cadente bisogna esprimere un desiderio, ma la palla di fuoco che cade verso Jamaica Bay a New York non è una stella cadente, bensì la navicella di Modok e la sua caduta viene registrata da una serie di sofisticati apparecchi, che rimandano la notizia, tra gli altri posti, anche al Palazzo dei Vendicatori dove sei di turno tu, nei panni di un assonnato Capitan America. Stai ancora pensando a Joy Mercado ed a come questa sia stata la prima volta che lei ti ha invitato a casa sua. Ti chiedi se il suo atteggiamento nei tuoi confronti sia stato dettato dal fatto che è diventata cieca e se quello che voleva fosse solo non restare sola quella prima notte a casa. Fatto sta che siete finiti a letto insieme e non puoi negare che quello che è successo non sia stato bello, perché indubbiamente lo è stato. Non ti sentivi così da... beh praticamente da sempre, devi ammetterlo.

-Se è la tua prima esperienza, non aver paura.- ti aveva sussurrato lei stringendoti a se –Lascia fare a me.-

            Tu non le avevi risposto ed avevi lasciato fare alle sue mani esperte. Quanti uomini aveva avuto prima di te? Un pensiero niente affatto corretto, ma non potevi farne a meno, almeno non l’hai formulato ad alta voce.

            Ti sei sentito una specie di verme a lasciarla poco prima di mezzanotte, ma avevi il tuo turno notturno e non era il caso di telefonare per dire che trovassero un altro. E così eccoti qui a sbadigliare, speri almeno di poter tornare prima che si risvegli.

-Caffè signor Capitano?- è la voce discreta di Jarvis.

            Balzi in piedi, rendendoti conto solo adesso che ti eri praticamente appisolato.

-Uh. Grazie Jarvis, mi serve proprio.- rispondi afferrando la tazza ripiena del liquido caldo –Scusa, ma tu non dormi mai?-

            Il maggiordomo dei Vendicatori sorride.

-Abbastanza spesso signor Capitano, ma stanotte soffrivo un pò d’insonnia ed ho deciso di alzarmi a dare un’occhiata.-

-Capisco. Sai, mi fa un pò d’effetto quando mi chiami “Signor Capitano”, dopotutto, diversamente da molti miei predecessori, non sono mai stato un vero militare.-

-Davvero? Interessante. Oh mi scusi, signore, ma credo che stia lampeggiando un allarme.-

            Ti precipiti al monitor ed osservi un messaggio che dice che in Jamaica Bay è caduto un oggetto identificato come una navetta dell’A.I.M. abilitata al volo suborbitale ed orbitale, del tipo in uso alla fazione ribelle comandata da Modok.

            Non perdi tempo:

-Jarvis, avvisa ogni Vendicatore disponibile, io corro subito sul luogo.-

            Il tuo istinto ti dice che se Modok è coinvolto, i guai seguiranno  a carrettate. Beh, c’è almeno un paio di persone che puoi avvisare tu, intanto.

 

           

5.

 

 

            Lizzie Mace è sveglia, seduta sul letto, coperta a malapena dal lenzuolo spiegazzato; accanto a lei Marty Mitchell sta ancora dormendo e lei lo osserva pensierosa. Quali pensieri le passino per la testa, non è dato saperlo, anche perché sono interrotti da un sommesso e persistente ronzio. La ragazza afferra il suo cellulare, lasciato sul comodino, che sta vibrando silenziosamente. È  suo fratello e quello che deve dire glielo dice in fretta, poi lei pronuncia solo un secco e sussurrato:

-D’accordo.-

Stando bene attenta a non svegliare Marty, Lizzie si alza, raggiunge la sua valigetta e dallo scomparto segreto estrae il costume di American Dream. In meno di un minuto è pronta. Lancia un rapido sguardo al giovane uomo sul letto e sorride, poi apre la finestra, e sale sulla scala antincendio, riabbassa la finestra e dopo aver preso fiato si lancia nel vuoto con un balzo. Le sue mani si afferrano alla robusta ringhiera d’acciaio, i muscoli delle gambe la proiettano verso l’alto, i suoi piedi trovano un nuovo appiglio e, come un’acrobata esperta, lei si ritrova proiettata al piano superiore. Non male, pensa, sia i suoi istruttori a Quantico,[7] che quelli del Battaglione V sarebbero compiaciuti, anche se, naturalmente, questo è stato un atto di puro esibizionismo del tutto non necessario. Con ampie falcate American Dream raggiunge il tetto dell’Hotel e qui si ferma per orientarsi, poi, presa la sua decisione, spicca un salto oltre il bordo del tetto verso quello dell’edificio successivo, L’atterraggio non è dei migliori e per meno di un secondo, ma le pare quasi un’eternità, lei ondeggia e pare perdere l’equilibrio, alla fine, però, ce la fa e riprende  il cammino verso la sua meta: un’aeronave semisferica che sta galleggiando sulle acque di Jamaica Bay.

 

Sam Wilson ha proprio bisogno di qualcosa che lo aiuti a sgombrare il cervello da certi brutti pensieri e la richiesta d’aiuto del ragazzo, Capitan America, è arrivata proprio a proposito.Ultimamente la sua vita sembra aver preso strade tortuose e confuse. C’è il suo impegno in politica come Senatore di Stato, una carica a cui è arrivato grazie anche a Leila Taylor, vecchio amore della sua vita, che ora è sposata, ma non usa il suo cognome, col Senatore degli Stati Uniti Kamal Rakim, noto radicale che sembra avere non meglio specificati progetti politici su di lui e poi c'è quella faccenda di Susan Ryker che turba la sua coscienza. A volte gli viene da domandarsi se la sua vita non fosse più semplice quando era “Snap” Wilson, piccolo delinquente di Los Angeles, e sono pensieri pericolosi.

Raggiungere Jamaica Bay in poco tempo non è per niente difficile grazie alle sue ali fabbricate dai tecnici wakandani, e Falcon vi arriva proprio pochi istanti dopo il ciclojet di Capitan America e poco dopo entrambi sono raggiunti da American Dream. Bastano pochi secondi perché Cap spieghi loro la situazione.

-Fammi capire bene…- chiede American Dream -… tu vuoi che cerchiamo di entrare in quell’affare? Ma ti pare sensato?-

-Non ho il tempo di controbattere alla tua logica di avvocato, sorellona…- replica Cap -… so solo che se davvero c’è Modok in quella navicella non possiamo farcelo scappare.-

-Ma… non sappiamo perché è caduta qui, se affonderà o riprenderà il volo. Avvicinarsi potrebbe voler dire…-

-Ti ho detto che non ho tempo per pensarci.- replica con voce dura suo fratello –Se non vuoi venire con me, andrò da solo.-

-Calma ragazzo.- interviene Falcon –Verremo tutti con te e al diavolo la prudenza, solo non essere troppo nervoso.-

-Grazie, Falcon. Il resto dei Vendicatori, quelli disponibili almeno, dovrebbe arrivare presto, ma intanto tocca a noi.-

            Cap prende American Dream a bordo del suo ciclojet, che atterra proprio vicino all’aeronave ancora immobile.

-Dobbiamo trovare il modo di entrare.- dice la Sentinella della Libertà -Se solo ci fosse un portello in vista…-

-Niente paura…- interviene American Dream -.. il mio scudo fotonico può essere convertito ad altri usi… per esempio: una lama laser capace di tagliare qualsiasi metallo meno resistente dell’adamantio primario.-

-Bel gingillino.- commenta Falcon –In quel vostro Battaglione V avete anche una Sezione Q[8] o usate qualche altra lettera dell’alfabeto?-

-Molto divertente.- replica Lizzie, mentre finisce di tagliare un’intera sezione della paratia esterna –Voilà: ecco il vostro ingresso privato signori.- dice la ragazza spegnendo il laser e volgendosi sorridente verso i suoi compagni.

-Attenta!- urla improvvisamente Falcon.

            A questo punto, ovviamente, le cose precipitano.

 

            La prima cosa che vedete entrando nell’aeronave è un paio di agenti dell’A.I.M. con indosso, però, una tuta celeste invece che gialla, che volano letteralmente  per aria, mentre una voce stentorea urla:

-Fatevi sotto che vi sistemo tutti!-

            Vi volgete verso il punto da cui è arrivata la voce e la vedete: la massiccia figura di un uomo che indossa un costume non dissimile dal tuo e da quello di tua sorella. Sul corpetto azzurro sono disegnate in cerchio le tredici stelle della bandiera originale della rivoluzione e, sotto, strisce orizzontali alternate bianche e rosse, guanti e stivali sono bianchi, maniche e gambe, invece rossi; il volto è coperto da un semplice cappuccio che lascia scoperta solo la parte inferiore del volto, ora stravolto dallo sforzo e dal furore. Tu e Falcon l’avete già incontrato e lo riconoscete subito: è il Maggiore Libertà.

-Che ne dite?- chiede Falcon con un sogghigno –Gli diamo una mano?-

-Sono cose da chiedersi?- ribatte American Dream tuffandosi nella battaglia.

            A quanto pare, non tengono in gran conto il tuo parere. Bel Capitan America che sei. Sbuffi e ti getti nella battaglia.

            Quel che segue potrebbe essere correttamente definito come un gran parapiglia, con i quattro eroi in costume che si battono contro un gruppo di uomini di Modok e non hanno problemi a batterli.

-Ma guarda!- commenta il Maggiore Libertà –Capitan America Jr. ed amici. La pupa chi è: la tua ragazza o tua sorella?-

-Non credo che ti riguardi.- ribatti seccamente –Che ci facevi tu, qui? Non ti vedo da quella volta col Teschio Rosso.- [9]

-Diciamo che il vecchio Modok mi ha preso prigioniero e che non mi andava affatto bene.-

-Allora sei stato tu a far cadere questa nave?-

-Esatto pupa.-

-Basta così, ora fermi, se non volete morire qui e subito.-

            Un intero squadrone di uomini dell’A.I.M. in tuta blu e pesantemente armati è apparso e li sta circondando.

-Arrendetevi!- ripete il capo.

-Ad occhio e croce sono una ventina.- commenta Falcon –Gente tosta.-

-Già, almeno 5 o 6 a testa, direi.- aggiungi tu –Tutti contro di noi.-

            Il Maggiore Libertà sogghigna e fa un unico commento:

-Poveracci.-

 

 

6.

 

 

            Cinque minuti dopo gli uomini di Modok sono a terra ed il Maggiore Libertà dice:

-Ora andiamo a prendere il vecchio testa grossa, ho un conto personale da regolare con lui.-

-Stupidi, credete davvero di potercela fare con me?-

            La voce di Modok risuona nell’abitacolo mentre la sua grottesca figura fluttua a mezz’aria.

-La distruzione di quest’aeronave sarà compensata dalla vostra morte.- proclama Modok ed una delle sue scariche mentali parte, solo per colpire il punto dove i suoi quattro avversari non ci sono già più.

            Falcon prova ad attaccarlo, ma con un ringhio, Modok lo colpisce con una scarica psionica che lo sbatte dall’altra parte della sala, contro una parete  Tu non hai miglior fortuna quando lanci il tuo scudo, che ti viene rilanciato contro. C’è un momento esageratamente lungo in cui tu rimani immobile, come se non riuscissi a renderti conto di cosa stia succedendo, poi è American Dream a scattare, bloccando lo scudo a mezz’aria con una presa perfetta.

-Je… Cap, stai bene?- ti si rivolge.

-Uh… si… devo essere più stanco di quanto pensassi… ma non pensiamoci adesso, il Maggiore Libertà ha bisogno del nostro aiuto.-

            In effetti, il Maggiore Libertà ha il suo bel daffare ad evitare le scariche di Modok ed a cercare di arrivargli addosso. Sean Clinton McIntyre non sa dire cosa esattamente lo spinga. C’è stato un tempo, nell’ormai lontano 1940, in cui il suo comportamento lo aveva portato ad essere degradato da Primo Sergente a soldato semplice e poi il suo temperamento violento lo aveva portato ad uccidere il suo ufficiale comandante durante un addestramento a causa di un ordine non gradito, Gli offrirono un’alternativa al plotone d’esecuzione: fare da cavia in un esperimento segretissimo. Testarono su di lui  una versione grezza del siero del Professor Erskine, lo stesso che poco tempo dopo trasformò il gracile Steve Rogers nell’originale Capitan America. L’esperimento andò male e lui fini in catalessi per sessant’anni fino a che gli uomini dello Scienziato Supremo dell’A.I.M. lo risvegliarono e lo coinvolsero in un complicato piano contro U.S.Agent e Capitan America. Quando scoprì di essere stato beffato, il Maggiore Libertà giurò di farla pagare all’A.I.M. ed ha dato loro la caccia per tutti gli Stati Uniti, almeno finché Modok non l’ha catturato.

            Il che ci riporta a questo momento ed al fatto che Modok non ha nessuna voglia di farsi catturare e che tu ed i tuoi amici dovete intervenire. Forse un assalto combinato…

-Evitate i suoi colpi mentali.- urla Falcon –Fate in modo di non essere mai sulla sua line di tiro.-

-Bel consiglio, se riesco a seguirlo.- replica American Dream azionando il suo scudo fotonico appena in tempo per parare uno dei colpi, per loro fortuna Modok non agisce esattamente alla velocità del pensiero.

-Stupidi, non avete speranze di battermi.-

-Parole grosse per uno che è stato sconfitto non so quante volte, Moddy.- lo sfotte Falcon girandogli attorno in volo.

-Non chiamarmi cosi, maledetto insetto.-

-A dir la verità sono un uccello da preda, Moddy, non un insetto. Cap, Manovra 14.-

            Un solo attimo d’esitazione, poi ti muovi verso Modok lanciando contemporaneamente il tuo scudo. È un attimo fatale, perché dipende tutto dal tuo tempismo. Modok si muove per intercettare lo scudo, ma, contrariamente a quanto si aspettava, il disco di metallo non è diretto contro la sua testa, ma contro il basamento ed a quanto pare, colpisce proprio un punto vitale. La sedia di Modok si sbilancia e viene improvvisamente spinta dall’altra parte di un lungo corridoio, mentre tu fai una capriola e ti ritrovi in ginocchio, pronto a ricevere in mano lo scudo.

-Ben fatto ragazzo.- ti dice Falcon atterrando vicino a te –Come previsto  la sedia si è rivelata il punto debole di Modok.-

-Piantatela con i discorsi.- interviene il Maggiore Libertà –Non facciamoci sfuggire Mr. Testone.-

            In quel momento l’aeronave s’inclina e tutti si ritrovano a perdere l’equilibrio.

-Ma che diavolo…- esclama il Maggiore Libertà.

            La verità diviene subito evidente a tutti: la nave si sta definitivamente inabissando e bisogna uscirne prima di finire intrappolati sul fondo.

-Fate come volete, io corro dietro a Modok.- proclama McIntyre.

            Tu gli afferri il braccio destro.

-Non fare lo sciocco, non rischiare la vita inutilmente.- gli dici.

            In quel momento dall’esterno si odono delle voci.

-Ehi, voi della navicella, qui sono i Vendicatori. Vi avvisiamo che siete circondati, non vi conviene essere ostili, mi sono spiegato?-

            È la voce di Occhio di Falco, la riconosceresti dovunque, ormai.

-Bene, è arrivata la cavalleria.- commenta con un sogghigno il Maggiore Libertà –Io me la filo dietro a Modok. Se non riesco a tornare indietro…beh, non te la sei cavata male Junior, sei in gamba e se incontri altri tizi dell’A.I.M. pestali anche per me.-

            Gli stringi la mano e poi dici:

-Lo farò… ma tu cerca di restare vivo, Maggiore.-

            La navicella oscilla ancora ed improvvisamente il Maggiore Libertà è spinto nella parte più bassa, ormai invasa dall’acqua e scompare alla tua vista.

 

            Più tardi, tu ed i tuoi compagni siete all’asciutto. Le squadre di soccorso dello S.H.I.E.LD. e di chissà chi altro hanno messo in salvo la maggior parte dell’equipaggio, grazie anche al fatto che, anche dopo l’affondamento, sull’aeronave ormai posata sul fondo della baia, erano rimaste sacche d’aria bastanti a farli sopravvivere abbastanza a lungo da essere soccorsi.

            Di Modok e del Maggiore Libertà nessuna traccia, ma la cosa non ti sorprende.

-Secondo me il vecchio Modok doveva avere una specie di dispositivo di teletrasporto o qualcosa di simile.- sta dicendo Occhio di Falco –Bah, prima o poi ci ricapiterà tra i piedi, c’è da scommetterci. Ehi Cap, tutto bene, mi sbaglio o sei un po’ troppo pallido?-

            Tu scuoti la testa.

-Dev’essere colpa del freddo preso con la nuotata. Starò meglio appena mi sarò tolto il costume bagnato, non preoccuparti.- replichi convinto.

-Se lo dici tu… E quel tuo amico, il Maggiore Liberta? Pensi che…?-

-Non è mio amico, ma potrebbe esserlo. Si, penso che se la sia cavata e non mi stupirei di rivederlo presto.-

            Specialmente se sarà abbastanza saggio da usare il piccolo comunicatore che gli hai passato quando gli hai stretto la mano ed hai la sensazione che potrebbe farlo prima di quanto ti aspetti, ma preferisci non sperarci troppo. Solo il tempo potrà dirlo

 

            Da un’altra parte, lo Scienziato Supremo ascolta il resoconto della recente sconfitta di Modok e sorride soddisfatto. I suoi piani procedono come previsto: la vittoria finale è sempre più vicina e né Capitan America, né nessun altro potrà impedirla.

 

 

EPILOGO

 

 

            Il caldo della jungla è soffocante ed il tenente Will Mace cerca di non pensare al fatto che i Vietcong potrebbero essere nascosti in ogni anfratto. Si volge a guardare dietro di se e vede il Sergente Proudstar chiudere la fila con i sensi tesi allo spasimo, il dito serrato sul grilletto del fucile ed anche gli altri si guardano intorno con i nervi tesi, perché sanno che i Charlie[10] potrebbero comparire da un istante all’altro e ricorda un detto popolare in quei giorni: “Non puoi fidarti quando sei nella jungla, perché…”

            Il rumore dell’esplosione lo coglie di sorpresa. Uno dei suoi uomini è saltato su una trappola ed è finito a brandelli. Will sente qualcosa di appiccicoso sul viso e capisce che è sangue e qualcosa di peggio; i suoi nervi cedono ed urla.

            L’urlo risuona ancora nelle sue orecchie mentre si rizza di scatto a sedere sul letto, rendendosi conto di avere avuto solo un incubo, per quanto terribilmente vivido. Per fortuna Dorothy non si è svegliata

            Era tanto tempo che non pensava più a quegli episodi, poi sua figlia Lizzie gli ha riferito il saluto che, inesplicabilmente, il supercriminale di nome Tigre Volante ha mandato proprio a lui e Dorothy con due parole che lo hanno riempito d’angoscia e riportato a giorni che avrebbe preferito dimenticare per sempre, parole semplici e minacciose al tempo stesso: “La jungla respira”

 

 

FINE TERZA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

          Fine di una saga apparentemente di sola azione, ma che, ve lo assicuriamo, avrà risvolti a lungo termine. Ed ora, un po’ di semplici note riguardanti alcuni dei personaggi comparsi in quest’episodio:

1)     Il Contrammiraglio a due stelle Henry H. Nelson (che l’H del secondo nome stia per Horatio? -_^), ufficiale di Marina, ma anche della D.I.A.  è una creazione  di Fabio Volino ed è apparso per la prima volta in Difensori #46. Da oggi, con il beneplacito del suo creatore, diventerà un personaggio semiregolare di questa serie.

2)     Il Colonnello dell’U.S.A.F. Michael Rossi, invece, è apparso per la prima volta in (Uncanny) X-Men #96 (in Italia, Capitan America, Corno, #118), creato da Chris Claremont (con l'amichevole partecipazione di Bill Mantlo) & Dave Cockrum. In quell’occasione era apparentemente morto, ucciso in un attentato. In seguito venimmo a sapere che non solo era vivo, ma che era anche uno degli agenti in incognito di Charles Xavier ed in questa veste aiutò prima Rogue e poi i Nuovi Mutanti a sfuggire a trappole dei loro nemici. In seguito se ne sono perse le tracce… sino ad ora. Inutile dire che lo rivedremo ancora.

3)     Martin Luther King Mitchell, lo ricordiamo ai lettori, nuovi e più distratti è nipote di David “Davy” Mitchell” che fu uno dei pochi supereroi di colore della Seconda Guerra Mondiale (In realtà una retcon ad opera di Roy Thomas & Frank Springer) con il nome di Trottola Umana. Un cugino di Martin, che ha ereditato i poteri del nonno, milita nel Commando V col nome di Topspin. Martin, almeno apparentemente, non ha superpoteri.

4)     Quanto a Modok è una vecchia conoscenza, creato dai soliti Stan Lee & Jack Kirby in Tales Of Suspense #93 (Capitan America, Corno, #13) nel serial dedicato a Capitan America. Il suo nome in realtà dovrebbe essere scritto M.O.D.O.K. perché è un acronimo di Mobile Organism Designed Only for Killing, ovvero Organismo Mobile Disegnato Solo per Uccidere. Èra un normale essere umano modificato da un esperimento dell’A.I.M. che poi approfittò dei suoi poteri mentali per impadronirsi di quell’organizzazione, posizione che, a quanto pare, sta lottando per riprendere.

5)     Sul Maggiore Libertà  ne sapete più che abbastanza. Lo rivedrete? Potete scommetterci.

6)     Incidentalmente parlando che in quest’episodio il nostro Jeff Mace abbia perso la sua verginità? Mah, sull’argomento lui è alquanto riservato. -_^

7)     A livello di continuity, questa storia si svolge dopo Vendicatori #60 e prima di Difensori #50.

Nel prossimo episodio: fantasmi del passato per Will Mace e nuovi guai per Cap e tutto il suo cast ed in più il ritorno del Barone Zemo e della sua spietata consorte. Come, non vi basta? Ok, avrete anche i Figli del Serpente ed i Cani da Guardia, contenti?

 

 

Carlo.



[1] Defense Intelligence Agency, l’omologo della C.I.A. in ambito militare.

[2] Come dettagliato in Difensori #47/49.

[3] In Maryland, il più grande ospedale militare americano.

[4] Non l’abbiamo ancora detto? È avvenuto nell’episodio#30.

[5] Ovvero il Governo degli Stati Uniti, ma lo sapevate, giusto? -_^

[6] In Captain America Vol 1° #313 (Capitan America & i Vendicatori #53).

[7] La principale base e centro d’addestramento dei Marines in Virginia.

[8] Un rimando ironico alla sezione che fornisce armi e gadget a James Bond nei romanzi e film di 007.

[9] Capitan America #5/8

[10] Nomignolo dato dagli americani ai Nordvietnamiti.